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18 dicembre 2007
«La mia vita in fabbrica per mille euro»

 

Operaio pavese da vent’anni lotta per un sogno: metter su famiglia

 


 PAVIA. «Abbiamo chiesto 117 euro e loro in prima battuta ce ne hanno offerti 66: 20 quest’anno e 44 quello dopo. Ci hanno trattato come pezzenti. Ma noi non lo siamo». Fabio Fasani, operaio pavese di 37 anni, vive con uno stipendio di circa 1.100 euro al mese. Lavora in fabbrica dall’88. «Una vita», dice. E ce l’ha con chi, dall’altra parte della barricata, Federmeccanica, «fa le pulci su 117 euro». «Certo che non ci fanno diventare ricchi - commenta - Ci servono solo per fronteggiare il carovita. Per arrivare alla fine del mese».
 Quindi prende circa mille euro?
 «1.100 euro, ma facendo i turni e con cinque scatti che ammontano a 125 euro»
 Riesce a farselo bastare?
 «Che gli stipendi siano bassi è cosa di dominio comune. Questa situazione si trascina dal momento in cui è stato introdotto l’euro e sono mancati i controlli. Da allora le retribuzioni dei lavoratori hanno patito tanto. Quindi bisogna contrattare. Ma è difficile».
 Perchè
 «Da una parte bisogna affrontare il costo della vita, dall’altra il periodo di rinnovo contrattuale che comporta dei costi e quando viene chiuso non consente di recuperarli interamente».
 Ha famiglia?
 «Convivo da due anni. Io faccio il metalmeccanico e lei, che ha 38 anni, è socio lavoratore di una cooperativa. Non arriva a 1.000 euro al mese. Ci sono mesi che con due stipendi non tocchiamo i 2.000 euro».
 Ce la fate con le spese?
 «Da circa tre mesi abbiamo comperato un piccolo appartamento e paghiamo un mutuo di 600 euro. Prima avevamo un affitto di circa 500 euro. Il mutuo si prende il 60% del mio stipendio. Poi ci metta il cibo, le spese per l’auto e magari qualche soldo che se ne va per motivi di salute e la cosa diventa complicata. Per carità, non mi lamento. Ho visto anche situazioni più gravi della mia».
 Dovete fare rinunce...
 «Al ristorante andiamo solo in casi eccezionali; il cinema lo guardiamo a casa. E poi si va nei discount perchè hanno prezzi bassi».
 Riuscite a risparmiare?
 «Non rimane granchè».
 Avete pensato a un figlio?
 «Stiamo parlando di matrimonio per l’anno prossimo. Piuttosto si tira la cinghia ancora di più, ma non rinunciamo ad un figlio. Certo però che il fatto di pensare di rimandare queste scelte a 38 anni fa riflettere sulla società in cui viviamo». (d. z.)

Provincia Pavese




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ECONOMIA
17 dicembre 2007
Dibattito sulla legge finanziaria 2008
 

Dibattito sulla legge finanziaria 2008

17 dicembre 2007

Ore 21,00

Collegio Ghislieri

Aula Goldoniana

 

Modera:

Prof. Franco Osculati

Scienza delle Finanze

Università di Pavia

 

Relatori:

 

Prof. Alberto Majocchi

Presidente ISAE - Istituto di Studi e Analisi Economica

Università di Pavia

 

Gian Mario Santini

Presidente Camera del Lavoro di Pavia

12 dicembre 2007
Il ministero ferma la tangenziale abbiatense

 

Parere parzialmente negativo su una strada fondamentale per i pendolari

 

Bonecchi: «Andiamo a Roma a chiedere qual è il problema e non deleghiamo più ad altri soggetti»

 


 VIGEVANO. L’iter della circonvallazione di Abbiategrasso è bloccato da un parere parzialmente negativo del ministero dei beni culturali. Il problema verrà affrontato al cosiddetto Tavolo-Milano che è stato aperto per la valutazione dei progetti infrastrutturali della zona Nord-Ovest di Milano. Lo ha detto il sindaco Ambrogio Cotta Ramusino, lunedì sera, in consiglio comunale, durante il dibattito su una mozione presentata dai gruppi Uniti nell’Ulivo, Polo laico e Rifondazione comunista sulle opere infrastrutturali, viabilistiche e ferroviare cittadine.
 Il documento impegnava il sindaco a presentare una relazione sullo stato di fatto delle infrastrutture. «Le nostre notizie - ha sottolineato Antonio Costa, capogruppo dell’Ulivo - risalgono all’intesa di programma Stato/Regione per l’accessiblità a Malpensa del 19 febbraio 1999 che ha autorizzato e finanziato la costruzione del nuovo ponte, della circonvallazione di Abbiategrasso e le opere di riqualificazione della ex-statale 494». Il sindaco Ambrogio Cotta Ramusino ha presentato in aula una relazione basata su una serie di appunti ricevuti dalla Divisione infrastrutture della Regione Lombardia. In quel documento è contenuta la notizia del parere parzialmente negativo del ministero dei Beni culturali sulla tangenziale di Abbiategrasso. Vi sono alcuni Comuni del milanese, oltre Abbiategrasso, che hanno protestato sin dall’inizio per il progetto del passaggio sul loro territorio del nuovo tracciato viabilistico per Malpensa, legato alla tangenziale di Abbiategrasso.
 «Però - ha aggiunto Il sindaco - noi potremmo chiedere uno stralcio del tratto di strada che ci interessa maggiormente, e che serve a superare Abbiategrasso, che non dovrebbe essere interessato dal parere parzialmente negativo del Ministero». L’ex-sindaco Valerio Bonecchi (Ulivo) ha chiesto che l’amministrazione comunale si attivi in prima persona e vada al ministero dei Beni culturali a cercare di capire qual è il problema che blocca la realizzazione della tangenziale di Abbiategrasso, visto che questo tratto di strada è fondamentale soprattutto per i vigevanesi e i lomellini che devono andare a Milano. «Se la Regione ha altre priorità - ha dichiarato in aula Bonecchi - allora dobbiamo muoverci noi, non dobbiamo delegare e aspettare che i problemi ce li risolvano gli altri». Bonecchi ha segnalato anche che «non è stato rispettato neanche un anno della tempistica prevista nell’Accordo quadro di sviluppo territoriale del 2005, voluto dall’assessore Abelli». Il consigliere leghista, Andrea Ceffa, ha osservato che questa zona rischia di essere tagliata fuoori dall’Expo 2015 «che potrebbe ospitare Milano e bisogna anche fare attenzione a quello che sta succedendo con le scelte sugli aereoporti che vedono privilegiata l’area economica di Fiumicino contro l’hub di Malpensa che è al centro di un bacino enorme di aziende». Alla fine, la mozione è stata ritirata: del problema si occuperà la conferenza dei capigruppo.
d.artioli@laprovinciapavese.it




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10 dicembre 2007
Le proposte de iMille per lo Statuto del Partito Democratico

Peanuts3.jpgdal blog de iMille:


Ivan Scalfarotto - membro della Commissione Statuto dell'Assemblea Costituente del Partito Democratico - ha inviato a Salvatore Vassallo e a Fernanda Contri, rispettivamente presidente e relatrice della suddetta Commissione, tre proposte di integrazione della bozza di Statuto cosiddetta “Vassallo ed altri”, frutto del buon lavoro che il presidente ha fatto insieme ad alcuni commissari e componenti del Comitato di Redazione, che è il gruppo di 20 commissari che si sta occupando di redigere materialmente il documento fondamentale del Partito Democratico.

Le proposte, frutto del grande lavoro fatto da iMille a partire dalle pagine sulla forma partito ospitate sul nostro wiki, prevedono innanzi tutto l’introduzione, accanto alle Unità territoriali di base, delle Unità virtuali di base, sezioni del Partito non radicate sul territorio ma sul web. Proprio iMille, col sito e il wiki, sono un perfetto esempio di come potrebbe essere e funzionare un’Unità virtuale di base. Tenete conto che esprimiamo 4 costituenti nazionali, eletti 2 in Italia e due all’estero ma tutti e 4 residenti all’estero, per capire quanto importante sia per il Partito agevolare forme di partecipazione remota.

Il secondo punto riguarda l’introduzione di una serie di strumenti di democrazia diretta ed in particolare del Sistema Integrato per la Partecipazione (SIPA), attraverso il quale, via web (blog, forum, wiki, demagora, siti internet, servizio di social networking) o attraverso riunioni fisiche, sia possibile raccogliere le istanze dei cittadini, elaborare proposte, discuterle, informare delle attività e delle scelte politiche. Dirigenti ed eletti del Partito dovranno essere responsabili dell’utilizzazione di tale struttura e, quindi, della ricezione delle istanze e le opinioni presenti nel SIPA e della diffusione delle informazioni sulle proprie attività.

Il terzo punto riguarda l'allargamento delle finalità dei forum tematici già previsti dalla bozza ("la libera discussione, la partecipazione ed il coinvolgimento dei cittadini e delle cittadine alla vita pubblica, l'elaborazione di proposte programmatiche, la formazione culturale dei sostenitori, degli aderenti e della classe dirigente del partito") alla definizione che segue: "I forum tematici sono inoltre la sede nella quale trovano rappresentanza istituzionale e sviluppano proposte politiche quei gruppi che - per motivi legati al genere, all'origine etnica, alla religione o alle convinzioni personali, alle disabilità, all'età o all'orientamento sessuale - costituiscono rilevanti minoranze sociali e culturali nel paese. Essi rappresentano inoltre il luogo di ascolto del partito sulle istanze e le tematiche proprie della vita di tali gruppi". In alternativa, abbiamo proposto la creazione accanto all'organizzazione giovanile del Partito (l'unica prevista dalla "Bozza Vassallo") di un'organizzazione femminile, una GLBT e una che rappresenti gli stranieri residenti in Italia.

 

7 dicembre 2007
Ispirazioni
Riceviamo e volentieri pubblichiamo: 

Caro Babbo Natale,
la Regione Lombardia entro il mese di dicembre dovrà indicare il nome del candidato idoneo alla carica di Direttore Generale del Policlinico San Matteo. Non si tratta di un ospedale qualsiasi: il San Matteo è una delle delle istituzioni più importanti per la nostra città, un vero e proprio "biglietto da visita", un simbolo che vanta alcuni secoli di storia.

Caro Babbo Natale, noi cittadini quest'anno ci siamo comportati bene. E abbiamo cercato, nelle nostre attività, di far riemergere il VALORE (sempre più sfumato e impalpabile) della LEGALITA'.

Per questo confidiamo nel tuo operato e ti chiediamo di illuminare di senso civico e saggezza il presidente della Regione Lombardia, a cui spetta il difficile compito. Aiutalo tu a scegliere il candidato più meritevole.

Ovviamente oltre che meritevole ci piacerebbe anche un candidato ONESTO, AFFIDABILE, e con la FEDINA PENALE PULITA.
Siamo certi che nella rosa dei candidati ci siano persone con tutte queste qualità, per noi decisive.

Grazie di cuore.

Gli amici di Beppe Grillo di Pavia.


Se vuoi anche tu sottoscrivere questa richiesta a Babbo Natale invia una e-mail a :
ospedalepulito@gmail.com  indicando: cognome, nome, professione (se vuoi) e comune di residenza. L'elenco dei firmatari verrà recapitato al Pirellone.

7 dicembre 2007
Morire per lavorare
In Italia il mondo del lavoro è diventato peggio di una guerra ma il mondo dell'informazione, l'opinione pubblica, la politica nazionale e locale sembrano non accorgersene.
Quest'anno altri mille morti sul lavoro che ci sembrano lontani, perchè non li conosciamo e perchè, molto spesso, non fanno notizia.
Ore e ore di programmi televisivi sui delitti di Cogne, Garlasco e Perugia, più per appagare una sovralimentata, morbosa, voglia di voierismo, piuttosto che per una ricerca della verità e di un corretto dovere di informazione.
Dibattiti e gare a chi le dice più grosse in nome di una fantomatica "percezione" di insicurezza minacciata da chissà quale mostro ma il mostro che si nasconde dietro un estintore vuoto o un turno di lavoro troppo lungo non esiste, la sicurezza di chi lavora conta meno, porta meno voti.
Sermoni sulle categorie che non producono abbastanza, sui salari che sono troppo bassi e intanto non si rinnovano i contratti e si chiedono più straordinari.
Delle morti bianche poco, meglio non dire, meglio non sentire, capitano agli altri.
Queste cose è meglio tenerle lontane, per esorcizzarle ma il silenzio è il carburante di un motore che continua a distruggere vite umane.
Antonio Schiavone, 36 anni, 3 figli: uno di 6, uno di 4 anni e uno di appena due mesi.
Roberto Scola, 32 anni, due figli. All'arrivo in ospedale, prima di morire, aveva il terrore di non rivedere più i suoi bambini, lo diceva ai medici. Non li rivedrà mai più.
Sono le ultime due vittime, quelle della ThyssenKrupp di Torino, bruciati vivi perchè le norme di sicurezza non erano rispettate, rallentano la produzione.
Due morti, due vedove, cinque bambini che cresceranno senza padre. Cinque bambini che con i loro papà e le loro mamme, probabilmente, pensavano a prepararsi al Natale, alla gioia. Cinque bambini ai quali qualcuno dovrà spiegare che papà era uscito per andare a lavorare e non è più tornato.
Perché la cosa più drammatica è questa, andare a lavorare e non tornare più a casa. E' una cosa che non si programma, che non si immagina, che non si mette in conto come può fare, ad esempio, chi vive la carriera militare o chi rischia la vita correndo in moto. No, si va in fabbrica a lavorare o su un ponteggio di un cantiere. Non si programma un addio, si pensa che la sera bisognerà andare a fare la spesa e a stare qualche ora con i propri cari.
Non posso pensare a queste famiglie senza provare un profondo dolore, guardo i mie figli e penso a quei bambini sperando che nel loro futuro, nel futuro della loro generazione non si muoia più per guadagnare un stipendio.
C'è bisogno di uno sforzo comune, delle Istituzioni, delle associazioni imprenditoriali, del sindacato, per trovare delle soluzioni che garantiscano la sicurezza e la buona produzione. Bisogna che le scuole insegnino, più di quanto già facciano, la sicurezza. Bisogna fare in modo che la flessibilità del lavoro, con la mancata esperienza maturata, non diventi l'anticamera dell'infortunio o del cimitero.
Massimiliano La Corte



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7 dicembre 2007
Torino, incendio alle acciaierie

Salgono a due le vittime dell'inferno alla ThyssenKrupp. Roberto Scola, 32 anni, aveva due figli
Cinque suoi colleghi sono in fin di vita. Oggi incontro sindacati-azienda. Lunedì sciopero

Primi accertamenti: Un estintore era vuoto e il telefono di emergenza non era attivo


<b>Torino, incendio alle acciaierie<br>morto un secondo operaio</b> 

TORINO - Nell'inferno alle acciaierie della ThyssenKrupp di Torino è morto un secondo operaio: aveva il corpo interamente ricoperto di ustioni. Roberto Scola, 32 anni, è morto intorno alle sette di stamane nel reparto rianimazione dell'ospedale Cto di Torino. Aveva due figli; quando è stato ricoverato le sue prime parole ai medici le ha riservate proprio a loro: era terrorizzato di non poterli più rivedere.

Salgono così a due le vittime dell'incendio che la notte scorsa ha distrutto la linea 5 laminati dell'acciaieria in corso Regina Margherita. L'altra vittima, Antonio Schiavone, 36 anni, di Envie nel Cuneese, era sposato e padre di tre figli di 4 e 6 anni, e di un machietto nato appena due mesi fa. Il bilancio potrebbe ancora aggravarsi. In ospedale restano cinque operai in fin di vita: hanno ustioni tra il 60 e il 90% del corpo. Un compagno di lavoro, ricordando quei tragici momenti, ha detto: "Sembravano torce umane".

Ieri, per tutta la giornata la fabbrica ha reagito con rabbia, anche perché la ThyssenKrupp - dove cinque anni fa aveva preso fuoco un treno di laminazione che aveva prodotto un incendio domato soltanto dopo tre giorni - per tutti era diventata la fabbrica "dei ragazzi", il 95 per cento dei 180 dipendenti rimasti ha meno di trent'anni.

Rabbia perchè "gli estintori erano semivuoti ma sigillati e quando si è tentato di usare gli idranti l'acqua non c'era". Tocca alla magistratura accertare le responsabilità insistono i delegati sindacali, ma certo la condizione di dismissioni (quel reparto doveva chiudere a febbraio) è giudicata la ragione dell'allentamento dell'attenzione sulla sicurezza. Le indagini della magistratura partono proprio dal confronto con l'incendio del marzo di cinque anni fa per accertare se le dinamiche possono essere state analoghe e soprattutto se l'azienda ha rispettato le prescrizioni fatte allora. Gli accertamenti hanno intanto confermato che il primo estintore usato dagli operai era vuoto e che il telefono di emergenza non era attivo.


Oggi le organizzazioni sindacali incontreranno i vertici dell'azienda e nel frattempo preparano un dossier con l'elenco dei problemi finora denunciati. Lunedì sciopero di otto ore a Torino e Terni, sede del gruppo siderurgico, mentre venerdì 14 astensione nazionale dal lavoro di due ore dei metalmeccanici.




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5 dicembre 2007
Retta ridotta per i bambini con più assenze alla materna
 
LA PROPOSTA DELL’UNIONE

VIGEVANO. I bambini assenti 10 giorni in un mese paghino metà della retta di nido e materna comunali. La proposta arriva da una mozione presentata dai consiglieri comunali dell’Unione, che sarà discussa nel consiglio comunale di lunedì prossimo. Oggi il regolamento prevede che la retta venga ridotta «del 50 per cento se il bambino effettua fino a 10 giorni consecutivi di assenza nello stesso mese». Si tratta in pratica di togliere la parola consecutivi. Una variazione dietro la quale si nasconde un cambiamento sostanziale per molte famiglie. «Siamo partiti dai rilievi di alcuni commercianti apparse sui giornali - spiega il consigliere comunale Massimiliano La Corte -. In quel caso si parlava della crisi del commercio, dovuta al fatto che le persone possono spendere meno soldi. Per risolvere anche questo problema si deve partire dalle famiglie, che con la speculazione legata all’entrata in vigore dell’euro hanno sempre più difficoltà di spesa. Ci siamo chiesti come l’Amministrazione comunale possa dare una mano alle famiglie. I bambini di materna e asilo di solito non si ammalano più di 2 giorni. Questo significa per i genitori pagare l’asilo anche se non ci vanno, e magari perdere anche un giorno di lavoro. In questo caso un’iniziativa del genere potrebbe essere utili». Un’iniziativa del genere secondo i consiglieri d’opposizione non creerebbe grandi problemi alla gestione economica del servizio. «Il nido - continua La Corte - dalle rette riceve una copertura del 17,5 per cento, mentre le materne sono coperte per il 26 per cento. Se si tiene conto che di solito i bambini non fanno più di una settimana al mese di assenza per malattia, ci sarebbe un aggravio di costi di circa 50mila euro all’anno. Non mi sembra una spesa impossibile per il Comune». (a.ball.)

Provincia Pavese




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5 dicembre 2007
Moschea, la pratica edilizia slitta «Mancano le condizioni viabilistiche»
 
IL CASO Le anticipazioni dell’assessore

VIGEVANO. «Via Tromello non può reggere, dal punto di vista viabilistico, un’affluenza di circa 400-500 persone al giorno: le strade che confluiscono in questa strada non superano i 3 metri di larghezza». L’assessore alla viabilità Luigi Sampietro (Lega Nord) lascia capire che difficilmente il Comune darà il via libera alla comunità islamica per la costruzione di un luogo di culto.
 La parola “moschea” è pronunciata con cautela a palazzo comunale, anche se è la semplice traduzione letterale del termine arabo masgid, vale a dire “luogo di culto”. Non è un caso che la maggioranza di centrodestra, in particolare la Lega Nord, si sia allarmata dopo l’apertura del sindaco, in un’intervista alla Provincia Pavese, rispetto al diritto degli stranieri residenti in città (ribadito anche dal vescovo) di avere un posto in cui pregare. Lo stesso sindaco ha voluto poi precisare di aver parlato di “luogo di culto”, e non di “moschea”. La sostanza non cambia (infatti la Lega Nord, in un documento, esclude anche l’ipotesi di un “luogo di culto”), ma la forma è diventata un problema politico nel centrodestra. Anche gli stessi vertici della comunità islamica preferiscono non parlare di “moschea”, perché si sono resi conto che il termine rievoca nell’immaginario collettivo il profilo di cupole e minareti, e crea più di qualche preoccupazione all’interno dell’amministrazione. Attualmente la pratica per la realizzazione del “luogo di culto” è all’esame dell’Ufficio edilizia privata e la comunità islamica sta aspettando di sapere se può ristrutturare o no il capannone, già acquistato (con l’autotassazione) in via Tromello, una strada periferica della città. «Tutto sarà rimandato - anticipa Sampietro - perché sotto l’aspetto viabilistico è impensabile l’arrivo di tutte quelle persone in via Tromello dove, tra l’altro, non ci sono nemmeno i parcheggi. Bisogna tenerne conto». Il capogruppo dell’Ulivo, Antonio Costa, ha posto una questione: «Si tratta di motivazioni tecniche o politiche?». L’assessore spiega che dagli uffici del settore urbanistico è partita la richiesta di un parere tecnico informale per i colleghi della viabilità. «E dalla viabilità arriva un parere negativo - dice Sampietro - In quella zona, tra l’altro, esistono già anche diversi progetti di villette, ci saranno parecchi insediamenti abitativi». Quindi, se l’Ufficio edilizia privata non dovesse approvare la pratica presentata dalla comunità islamica, i musulmani vigevanesi continueranno a ritrovarsi a pregare nell’officina dismessa di via dei Mulini, in pieno centro storico: una collocazione che, come ha spiegato pochi giorni fa uno dei responsabili della comunità islamica, sta creando molti problemi di convivenza con i residenti della zona. (d.a.)

Provincia Pavese




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politica interna
4 dicembre 2007
Adroterapia, giochi di potere per i posti letto
dalla Provincia Pavese di oggi :

Saranno il vero business del Cnao. E il San Matteo è alla ricerca di nuove alleanze

di FILIBERTO MAYDA

PAVIA. Quando il vento soffia più forte, la polvere del cantiere Cnao va a posarsi fin sui davanzali della vicina Torre Aids, come la polvere del cantiere Dea continua da mesi a fermarsi sulle finestre di Pediatria e Oncoematologia. Polvere che ai medici fa paura, polvere che porta con sé potenziali infezioni. Eppure, una polvere d’oro. E la Fondazione Policlinico San Matteo sa perfettamente dove sia la sua isola che non c’è: in quell’edificio che sta sorgendo in via Forlanini e che ospiterà il Centro nazionale di adroterapia oncologica. Una speranza per i malati di tumore, una svolta per il Policlinico San Matteo.
Un business, anche, sul quale si gioca una sfida durissima tra i big delle cure antitumorali in tutta Italia. A lottare, dunque, sarà il cda dello Cnao, dove al posto dell’ex direttore generale Giovanni Azzaretti, oggi siede il presidente della fondazione San Matteo, Alberto Guglielmo. Che avrà il suo bel daffare per difendere il più importante progetto sanitario della Lombardia, forse d’Europa.
Il core business
Nel mondo ci sono soltanto una trentina di centri in grado di offrire cure con l’adroterapia, nessuno in Italia, solo un altro in Europa, in Germania. Curarsi con l’adroterapia costa meno e richiede un numero relativamente basso di interventi, circa 1.100 euro a seduta a carico del Servizio Sanitario nazionale. Per il centro di Pavia si pensa a un pacchetto di circa 13mila euro per un totale di 13 sedute, lo standard medio di giornate per un trattamento calcolato sulla base dell’esperienza di 12 anni del centro giapponese di Chiba. Curare i tumori, specialmente quelli non trattabili chirurgicamente, è dunque un affare economico e un volano per rilanciare qualsiasi ospedale. «Azzaretti ha sbagliato proprio in quello - ci racconta uno che conta nella sanità pavese -, ha sbagliato nel voler fare la lotta con Milano portando via il progetto all’Istituto Tumori di Milano e all’Istituto Europeo di Oncologia diretto dal professor Umberto Veronesi. E così ha pagato di persona».
Il complotto? A non spendere una parola per lui sono stati tutti coloro che, in un modo o nell’altro, farebbero parte di una sorta di complotto con il San Matteo, complotto che avrebbe un solo obiettivo: portare via al Policlinico, e quindi a Pavia, la gestione dei malati, circa 3.500, che ogni anno utilizzeranno l’adroterapia. Il vero business, infatti, è proprio quello. Ossia i posti letto e le cure alle migliaia di persone alla ricerca di una speranza. D’altro canto, l’adroterapia agisce con un’energia fino a venti volte superiore a quella delle radiazioni classiche: per questo viene studiata per tutti i tumori difficilmente raggiungibili quali quelli della base cranica, dell’occhio e della colonna e di recente è stata proposta anche per quelli pediatrici, del sistema nervoso centrale, della prostata, del fegato, dell’apparato gastroenterico e del polmone. Questi elementi di innovazione tecnologica vanno a fare i conti con i circa 20mila malati di tumore che, ogni anno, sono costretti ad andare all’estero per fare la radioterapia; ci sono liste d’attesa fino a tre mesi; il parco macchine è insufficiente e inadeguato. E chi cura i tumori, rilancia il proprio ospedale. Dunque, il complotto vorrebbe lasciare il Cnao al San Matteo. Non il resto, ossia il core business dei letti. Operazione complicata, che Azzaretti prima di lasciare il suo posto aveva in qualche modo denunciato, e che troverebbe la sua conferma nell’accanimento con il quale Striscia la Notizia ha letteralmente massacrato il Policlinico per l’amianto presente, in piccolissima parte, nei sotterranei. Quattro o cinque servizi televisivi, nel programma di maggior ascolto serale, tutti negativi. Roba da mettere in cattiva luce anche un santo, figuriamoci un ente pubblico. Fatta salva la buona fede di Striscia, molti si sono detti certi che la «soffiata» sull’amianto sia partita dalla concorrenza. Vallo a dimostrare... I complottisti, poi, leggono come parte dell’operazione «anti-San Matteo» i problemi di funzionamento degli impianti di radioterapia e l’inadeguatezza del reparto 16, quello dove sono ricoverati i malati oncologici (inadeguatezza che dopo il trasferimento nella torre Aids, non è più tale). Chi guarda al passato, ricorda come l’assalto al San Matteo, il tentativo di fiaccarlo nei confronti della concorrenza, sia in realtà iniziato tempo fa, nell’estate del 2005, quando l’allora ministro della Salute Francesco Storace, inviò Gian Luigi Bracciale, ovviamente in quota Alleanza Nazionale, a sostituire Azzaratti. Che ricorse al Tar e stravinse. Il tentativo di assalto fu così respinto.
Il futuro? Subito.
Ma torniamo a ciò che accadrà. Se la svolta del San Matteo saranno davvero il Cnao e i nuovi reparti, è da ora che si deve difendere il futuro. «Il Policlinico, di fatto, è rimasto bloccato nelle scelte decisionali per sedici mesi, ingessato dallo scontro tra Azzaretti e il consiglio d’amministrazione - dice Oreste Negrini, Cgil Sanità -. Ma ora, almeno, questo cda non avrà più l’alibi della presenza dell’ex direttore generale. Quindi ci aspettiamo delle proposte serie sul futuro: c’è ancora un lungo, lunghissimo elenco dei problemi aperti e ci devono dire come intendono rafforzare questo ospedale, ci devono parlare del progetto di accordo con il Mondino e con la fondazione Maugeri. Insomma, vogliamo vedere un vero piano aziendale».
Il prossimo direttore.
Secondo le ultime indiscrezioni, a guidare il San Matteo del futuro sarà Pietro Caltagirone, non ancora cinquantenne, direttore generale dell’azienda ospedaliera di Lecco. È stato direttore generale dell’azienda ospedaliera ospedale Niguarda Cà Granda. Dal 2003, è a Lecco. Politicamente schierato, viene considerato vicino a Formigoni, ma non troppo. Vicino a Giancarlo Abelli, ma non troppo. Insomma, non è ancora detto. Nel frattempo, al San Matteo circolano e-mail che ricordano come non troppo tempo fa la Corte di Cassazione abbia confermato la condanna a due anni nei confronti proprio di Pietro Caltagirone che era stato accusato di irregolarità in alcune procedure d’appalto relative alla fornitura di materiale informatico agli ospedali «Niguarda» e «Fatebenefratelli», all’ex Ussl 36 e alla Asl città di Milano. Non resta che attendere l’«ora X», probabilmente il 19 del mese, per sapere quali saranno le nomine dei direttori generali. Nel frattempo, medici e sindacati discutono delle strategie. E del rilancio dell’ospedale. «Credo che il San Matteo debba cercare di recuperare credibilità specie sotto il profilo della ricerca scientifica - dice Giorgio Barbarini, medico infettivologo del Policlinico e membro della prestigiosa istituzione di ricerca medico-scientifica, l’Nih (National institute of health) -. La maggior parte dei pazienti che provengono da fuori territorio sono del sud Italia, ossia dove le prestazioni sanitarie sono peggiori. Dobbiamo invece tornare a confrontarci con ospedali che sono pari a noi. Purtroppo perdiamo pazienti e credibilità a vantaggio di strutture private come l’Humanitas o San Donato».
(5 - Continua. Le precedenti puntate sono state pubblicate il 24, 25, 28 e 30 novembre)


Eccovi altre info sigli altri due candidati in lizza: 
Pasquale Cannatelli, ex AD di Mediaset, attualmente DG dell'Ospedale Niguarda,     
Giuseppe di Benedetto, DG del Policlinico di Milano
 

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